Transatlantic

dicembre 10, 2015 in Puntate e recensioni

puntata del 10 Dicembre 2015

un libro di Colum McCann,

Per parlare di pace, la narrativa ha a disposizione vari strumenti: dai personaggi fittizi, alle storie vere, dalle pionieristiche traversate oceaniche del primo Novecento, al ripiegarsi su se stessa di una 72enne che ha perso il figlio durante i Troubles. Colum McCann, acclamato autore originario di Dublino, li utilizza tutti, aggiungendo alla sua cassetta degli attrezzi da scrittore esperto, il desiderio di placare la fame di risposte col rumore delle onde dell’Atlantico, che s’infrangono tra la sponda del passato e quella del presente.

Il desiderio di pace emerge chiaro non solo dal racconto di una terra martoriata quale l’Irlanda e dal suo desiderio di emancipazione e libertà, ma anche dalle piccole vicende personali di una famiglia di donne; quattro generazioni al femminile che si tramandano coraggio, tenacia, capacità di migrare e che combattono tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Di madre in figlia, attraverso gli anni viene tramandata una lettera, il cui contenuto resta ignoto fino alle ultime pagine. Ciò che conta, appare non tanto il messaggio in sè che la busta ormai consunta contiene, quanto invece la possibilità di passarsi il testimone attraverso i decenni ed i continenti, quando anche reduci dai peggiori casi del destino accettiamo con rassegnata gioia che “Il mondo ha questo, di ammirevole: non finisce con noi.”

Lily, Emily, Lottie e Hannah sono la materia prima usata per tessere questo arazzo. Si tengono sia graziosamente in disparte per lasciare più spazio alle epiche imprese che costituiscono l’ordito della Storia con la “s” maiuscola (l’abolizionismo portato avanti dall’ex schiavo Frederick Douglass, la prima traversata atlantica degli aviatori Alcock e Brown nel 1919, la silenziosa lotta del senatore statunitense George Mitchell per portare all’accordo del Venerdì Santo che mise fine alla maggior parte della violenza in Irlanda del Nord), sia al centro della narrazione. A tessere le fila del racconto, è infatti la capacità di tenere sapientemente sospeso il filo della memoria, tra passato e presente della propria vita e di quella della propria terra, con tanta tenacia quanto quella richiesta dalla pace per conquistare i tempi ed i luoghi.

A Colum McCann è stata attribuita la pecca di enfatizzare eccessivamente ciò che di figure retoriche in fondo non ha bisogno. È una pecca che a dire il vero non ci sentiamo di avvalorare, mentre appoggiamo con convinzione la bravura stilistica nel tessere trame complesse in un numero esiguo di pagine (meno di 345 per spaziare dal 1919 al 2012) che si riscontra nella capacità richiesta – questa volta al lettore – di percorrere distanze e punti di vista sulle ali del tempo, divenendo a sua volta portatore di un messaggio.

Buona lettura e buon ascolto!

Sandra Simonetti

PS: una volta arrivati alla fine, non dimenticatevi di tornare alla prima pagina!