Il paese dei coppoloni

dicembre 16, 2015 in Puntate e recensioni

puntata del 17 Dicembre 2015

un libro di Vinicio Capossela,

Quale ricerca può essere più bella se non quella della musica? Sulle tracce della musicalità perduta della provincia irpina si getta il protagonista dell’ultimo romanzo di Vinicio Capossela, “Il paese dei coppoloni”.  Cavaliere moderno senza mulini, ma con molto vento, tanta luna e un incredibile senso epico saggiamente miscelato ad un punto di vista beffardo il cui riso sardonico si tinge della tristezza di terre figlie dell’abbandono.

Che il lettore non si spaventi: la lettura è facile, lo scrittore si avvede di fornire un “prontuario glottologico” proprio in nota d’autore, nel caso in cui termini a metà tra il dialettale e la provenienza fantasiosa (Busciarda, scalogna, siensi, cuccuvascia) necessitino di spiegazione oltre a quella di un contesto loquace e di per sè esplicito. La comprensione del dettaglio risulta al contrario frutto di grande pazienza; nell’immediato, tutto è semplice da seguire, se invece il lettore desidera cogliere ogni più acuto rimando letterario, si troverà nelle immense contrade dei rimandi letterari.

Ai rimandi omerici vengono accostati Carlo Levi, Dante, e pure Petrarca. Fanno capolino Stefano Benni – numerosi i rimandi al lupo – per non parlare dei rimandi a Cent’anni di solitudine. A tratti tornano in mente persino le città invisibili di Italo Calvino. Il tutto immerso in un paesaggio i cui elementi prendono vita, sia che siano di origine naturale (ad esempio il fiume o la luna), sia che siano stati piazzati nel mondo dagli uomini. Quello compiuto da Capossela si pone a metà tra un continuo processo di antropomorfizzazione ed una tensione animista alla divinizzazione dell’elemento naturale, carico di simboli atavici. Allo stesso modo, la via è piena di vaticini e gli oracoli s’incontrano ai crocicchi delle strade, nella notte, nei sogni e soprattutto dentro di noi.

Una serie quasi fissa di domande viene più volte posta ai protagonisti viandanti, tra le quali: “Ma voi chi siete? A chi appartenete? Che andate cercando?” Di fatto, questa storia dalla trama fatta di passi, nuvole e dell’atto di “parlare parole” è una profonda ricerca di storie, nel tentativo di comprendere un territorio che più non è e più non può essere. Nel concreto, si deve trovare la musica e si cerca la saggezza nel recuperare i Siensi. “Vado cercando musicanti nel paese dell’Eco, che mi hanno detto risuonare di suoni.”

Un libro molto jazz quindi, nel quale si trovano comunque alcune parti di blues. Un libro anche di migranti, che se ne sono andati e che poi hanno dovuto fare ritorno. È infatti il grido della Provincia, rimasta sprovvista delle sue braccia, ma anche dei presupposti stessi in base ai quali la sua sopravvivenza era garantita. Un equilibrio è venuto meno e uno nuovo non è ancora emerso, ma dalle macerie del terremoto riemergono le voci di tutti, morti o vivi, sepolti o gettati dalla rupe e nascosti nel buio della Cupa; tutti, con timbri e cantilene diverse, le voci di tutti tranne che dei potenti.

Buona lettura e buon ascolto!

Sandra Simonetti