Il confine

dicembre 23, 2015 in Puntate e recensioni

puntata del 24 Dicembre 2015

un libro di Sebastiano Vassalli,

“L’Europa, oggi, è un castello di confini sbagliati” scriveva a pagina 109 Sebastiano Vassalli nell’ultimo libro che ci ha lasciato prima di partire per un altro mondo. L’ha dedicato alla ricerca della verità, alla necessità di conoscere e di documentarsi che ci accomunano tutti e che rispecchiano in modo particolare un’esigenza degli italiani, che “sanno poco e hanno capito poco del Sudtirolo/Alto Adige.”

In Sudtirolo Vassalli c’era stato una prima volta negli anni Ottanta; ne erano emersi un reportage e poi un libro, oggetto di feroci polemiche di carattere politico, indici dell’odio ancora presente tra le vallate altoatesine e dei forti fraintendimenti che le verità non dette o parzialmente nascoste da sempre generano. Lo Strega e la fama l’avevano poi raggiunto, pur restando lui schivo, immerso nelle risaie novaresi. Trascorrendo la maggior parte della carriera lontano dalle luci dei riflettori e dai circoli letterari, dedicava i propri giorni a cucire storie; quell’odio percepito però in Sudtirolo / Alto Adige lo aveva in qualche modo forse intaccato, tanto da decidere di pubblicare – a 30 anni di distanza rispetto a quel “Sangue e suolo” che tante polemiche aveva generato – un nuovo breve testo sulla questione altoatesina.

All’interno di questo libro, l’odio diviene il personaggio principale; una specie di protagonista latitante, nascosto tra le vallate più inaccessibili delle splendide Dolomiti, nato sotto l’italianizzazione forzata e la fascistizzazione della regione, cresciuto con la  politica delle “opzioni” e maturato in un’epoca di incertezza durante la quale due dei grandi totalitarismi del Secolo Breve e le congiunture storiche della Guerra Fredda poi, hanno fatto sì che il confine non venisse spostato e che le sue popolazioni covassero un cuore di tenebra.

Usa proprio l’espressione “cuore di tenebra”, Vassalli. Nonostante lo stile schietto, di semplicissima e scorrevole lettura e talvolta ricorrente anche alla prima persona singolare – quell’“io” che getta enfasi soprattutto sui due sogni dello scrittore per un Sudtirolo che dalla sofferenza del “confine” passi al vivere pienamente la propria invidiabile natura di “ponte” – ma comunque non privo di riferimenti letterari alti: “Il futuro, diceva Omero, è sulle ginocchia di Zeus. Solo lui può conoscerlo.”

Al futuro si giunge anche dalla rinnovata consapevolezza del presente, data da una visione il più possbile chiara del proprio passato e di quello dei popoli con i quali conviviamo. Anche per questo, è notevole che questo libro di difficile collocazione tra i generi letterari, sia nato partendo da un presupposto importante: “Abbiamo di fronte un anniversario che ci induce a riflettere sul passato”, ovvero, l’anniversario del trattato di pace di St. Germain-en-Laye. Il 10 settembre 2019 si compiranno i cento anni del Sudtirolo in Italia. Tempo di riflessione, stimolo di ricerca nei confronti delle radici dei rimasugli di quell’odio abbarbicato tra le vette. Occasione importante per riconoscere i propri errori, fare pace con quelli commessi dall'”altro” e prendere atto della bellezza e della responsabilità di una terra troppo a lungo contesa.

Buona lettura, buon Natale e buon ascolto

Sandra Simonetti