L’ultimo giorno di un condannato a morte

febbraio 7, 2016 in Puntate e recensioni

puntata dell’11 Febbraio 2016

un libro di Victor Hugo,

1828, Victor Hugo si sta affermando come scrittore e decide di affrontare il tema della pena capitale. In due mesi e mezzo si mette a scrivere e ne emerge un’opera in prima persona, che racconta le pene ed i pensieri di un condannato a morte, al quale restano poche settimane da vivere, ma tanta voglia di scrivere.

L’obiettivo di Hugo era quello di riportare l’attenzione sulla necessità di abolire la pena di morte e per farlo, si avvaleva della forma più moderna che possa esistere, la prima persona singolare. Il libro – brevissimo ma intenso – entra letteralmente nella testa del condannato, del quale non conosciamo nome, storia e nemmeno il crimine compiuto. Sappiamo però che è dotato di sensibilità, intelletto e cultura e che riesce ad ottenere dalle guardie carta, inchiostro, penne ed un lume.

E su quelle carte, più che scrivere descrive ciò che gli sta accandendo, nella speranza che ai prossimi ospiti della stessa cella, venga concesso un fato più propizio. Ad attenderlo, metallica ed implacabile, la ghigliottina, fenomeno di piazza il cui isterismo collettivo viene tanto bene descritto da Hugo nella prefazione e nelle note.

Questo condannato potremmo essere noi. Potresti essere tu, amico lettore ed ascoltatore, in un contesto diverso, ma con simile triste epilogo. Ciò che però più colpisce di queste pagine non è tanto la fine certa ed immutabile, quanto il processo mentale di preparazione al fatal momento; di vera preparazione non si può tuttavia parlare… Parleremo allora di paure, pensieri e di prigioni mentali in cui la prima vittima è la capacità di usare liberamente la propria testa, seguita dalla perdita della bellezza. La prigione e la sua vita sporcano tutto, l’uomo che si avvicina al patibolo è già stato privato di tutto, ma non dell’istinto di sopravvivenza e nemmeno dell’eterna voglia – tutta umana – di narrare l’esistenza e le sue ingiustizie.

Buona lettura e buon ascolto,

Sandra Simonetti