Una stanza tutta per sé

maggio 10, 2016 in Puntate e recensioni

puntata del 12 Maggio 2016

un libro di Virginia Woolf,

Come si pongono le donne di fronte al romanzo, oppure come si pone la letteratura dinnanzi al fenomeno “donna”? Chi meglio di una donna scrittrice può provare a spiegarlo? “Una stanza tutta per sé” è un saggio, uscito nel 1929 dalle splendide mani di Virginia Woolf, intenta a rielaborare i discorsi preparati per due conferenze.

Virginia s’imbatte nei clichés dell’epoca, di una società – quella britannica – che aveva da poco iniziato a garantire alla donna di possedere dei beni materiali a lei intestati, di votare e di accedere a delle libere professioni da sempre precluse all’altra metà del cielo. Sedutasi sul prato di una università inglese, viene scacciata in quanto donna. Armata di penna e carta per prendere appunti sulla storia e la sociologia della donna, l’assenza di voci femminili che parlino di sé la spiazza. Convinta che le donne abbiano la stessa possibilità di talento degli uomini, si arrabbia dinnanzi al rancore di questi ultimi, da sempre troppo intenti a descriverle quali inferiori.

“Quale che sia l’uso che se ne fa nelle società civili, gli specchi sono indispensabili a ogni azione violenta ed eroica. È questa la ragione per la quale sia Napoleone che Mussolini insistono con tanta enfasi sulla inferiorità delle donne, perché se queste non fossero inferiori, verrebbe meno la loro capacità di ingrandire. […] Perché se lei comincia a dire la verità, la figura nello specchio si rimpicciolisce; la capacità maschile di adattarsi alla vita viene sminuita.”

Un gioco di specchi terribile che ha destinato all’anonimato la creatura femminile anche più talentuosa per intere generazioni, laddove le pioniere del genere letterario sono state spesso mosse da rabbia causa mancanza di prospettive socio-economiche, schiacciate da sensi di colpa e frustrazioni. Una rabbia simile ed acuta colpisce la stessa Woolf, che riesce tuttavia ad isolarla, a raccontarcela e a far sì che il darle libero sfogo le garantisca di mantenere una prosa limpida e lineare.

              “datele una stanza tutta per lei e cinquecento sterline l’anno, lasciatele dire quello che pensa, ignorate la metà di ciò che scrive oggi, e uno di questi giorni scriverà un libro migliore.”

Dall’anno di pubblicazione ad oggi, molto è cambiato, ma la strada dell’emancipazione femminile, per buona parte delle professioni come in vari ambiti della vita, resta lunga ed impervia. Resta il dovere di ricordare che Shakespeare avrebbe potuto avere una sorella e che il suo talento l’avrebbe uccisa: a noi rappresentanti di questo bellissimo genere il dovere morale di ricordarci della sorte di anonimato delle nostre matriarche sognatrici, cui la società ha troppo spesso tarpato le ali.

Buona lettura e buon ascolto,

Sandra Simonetti