Lamento di Portnoy

giugno 1, 2016 in Puntate e recensioni

puntata del 2 Giugno 2016

un libro di Philip Roth,

Sesso ed ossessioni, o meglio: l’ossessione del sesso, spaparanzata sul divano rosso di uno psicanalista, nelle vesti di un trentenne americano. “Lamento di Portnoy [da Alexander Portnoy (1933)], disturbo in cui potenti impulsi etici e altruistici sono in perenne contrasto con una violenta tensione sessuale, spesso di natura perversa.”

Cosa c’è di strano, chiede il lettore nel 2016? Molto, considerato che il romanzo veniva dato alle stampe negli anni Sessanta, o forse poco, visto come viene posto il tema. Chi non ha le proprie pulsioni ed ossessioni? Chi non coltiva con segreto piacere qualche cosa per la quale poi subito dopo prova, oppure ostenta, vergogna verso il mondo che lo circonda?

Alexander si lamenta, si crogiola in un monologo infinito alla ricerca del colpevole primo e primigenio che l’ha indotto a trovare come unico senso di fuga la ricerca infinita della colpa; suggestiva colpa che dà vita ad una vera e propria conquista del mondo, passando tra gonnelle e pizzi. Un romanzo che ha il sapore satirico di una generazione prigioniera di ambizioni di perfezione, ma anche rintanata nell’autocommiserazione.

A salvare Portnoy, a ben vedere, non è tanto la delirante erotomania, quanto la sapiente ironia dal retrogusto tanto caro a Woody Allen. Su quel divano, intento a confessare i tuoi peccatucci e le tue voglie di rivalsa, ci sei anche tu, caro lettore. Da quel divano, di fatto, noi non ci siamo mai mossi, irretiti da un senso di vergogna, assorti nella contemplazione di clichés pseudo-razziali – al protagonista pesa la propria eredità ebraica – e appunto incastrati nelle cerniere dei nostri folli proibizionismi.

Buona lettura e buon ascolto,

Sandra Simonetti