Eccomi

febbraio 2, 2017 in Puntate e recensioni

puntata del 2 febbraio 2017

un libro di Jonathan Safran Foer,

Jakob e Julia: la coppia perfetta fatta di mille imperfezioni tenute nascoste dalle apparenze e da una strenua forza di volontà di far delle apparenze di perfezione il loro mondo. Sam, il primogenito che si prepara al Bar Mitzvah ormai imminente e che scrive su un foglio a scuola una lista di parole sconce, immonde. Foer ci porta nella vita di Jakob, Julia, Irv, Deborah, Max, Benji (e tanti altri personaggi dotati di voce, carattere e coscienza), quando tutto sta per cambiare.

Mentre una crisi di famiglia è alle porte, per non parlare dell’ennesima crisi politica in Medio Oriente, Isaac sta per essere accolto da un ricovero. Sopravvissuto all’Olocausto, trasferitosi negli Stati Uniti nel 1946, il patriarca della famiglia Bloch (ex Blumenberg), osserva a distanza le mosse di nipoti e pronipoti. E Jakob, che gli è molto affezionato, sta per cogliere fino in fondo il peso di dover vivere all’altezza delle aspettative: sue e altrui.

Cosa significa in fin dei conti “vivere”? Come si riesce – o si può riuscire – ad essere se stessi se si è smesso di ascoltarsi? Come si risponde davvero “Eccomi” alla vita che ti chiama quando ti chiede il meglio (o il peggio) di te? A far scattare la molla del cambiamento sarà il ritrovamento di un secondo cellulare e dello scambio di messaggi privati che custodisce.

Foer inanella con semplice maestria una serie di eventi concomitanti, che servirebbero più vite per smaltire anche a personaggi con del tempo a disposizione. Immersi nella quotidianità frenetica di genitori con tre figli, nei dialoghi brillanti che l’infanzia produce, Jakob e Julia assistono allo scoppio della propria famiglia, di un conflitto lontano che sembra vicino e delle proprie rispettive identità di ebrei, coniugi e singoli individui senzienti.

Più che la morte su Other Life e l’arrivo dei cugini da Israele, sarà il vecchio cane Argo a riportare a casa uno sperduto Ulisse; a farlo uscire dai cardini della porta di ferro che schiacciarono le dita a suo figlio ed alle reciproche colpe e non-colpe di averla lasciata semiaperta (di averla di colpo richiusa) ci sarà lo stupore d’imparare l’impermanenza. Ci sarà la bellezza di concedersi alla vita senza dover essere perfetti e la capacità di dire “Eccomi!”

Del romanzo parliamo oggi h17 su Radio Voce Camuna (per streaming da: www.vocecamuna.it). Buona lettura e buon ascolto,

Sandra Simonetti