L’incredibile storia di Soia e Tofu

settembre 20, 2012 in Puntate e recensioni

puntata del  20 settembre 2012

un libro di Pallavi Aiyar

Puntata tutta cinese, tutta felina e con “44 gatti” come colonna sonora. Mentre ascoltate il podcast, diamo insieme un’occhiata al libro.

Il numero dei giornalisti che cercano di presentare la Cina al resto del mondo è in continuo aumento. Il numero di quelli che lo sanno fare con una certa originalità è decisamente più ridotto. Pallavi Aiyar – scrittrice e giornalista indiana, ex corrispondente da Pechino per “The Hindu” e “The Indian Express” – ci offre un quadro fresco della Cina contemporanea attraverso gli occhi di due gattini: Soia e Tofu.

I due micetti si ritrovano a dover fare i conti con le difficoltà di una società in rapida evoluzione, patria di contraddizioni culturali sia che si confronti il presente con il passato, sia che si resti all’attualità attraversandone le classi sociali. Se il lettore potrà forse sorridere all’idea – tenera, in effetti – di voler raccontare le vicende di due piccoli gatti inesperti a Pechino, non potrà che ultimare la lettura del romanzo confermando tale sorriso: l’approccio disinvolto e la semplicità dello stile fanno dell’ “Incredibile storia di Soia e Tofu” un’opera di facile approccio per tutte le fasce d’età. Ma leggere tale sorriso come un segno di scherno sarebbe un grave errore: l’autrice han ben saputo calibrare gli avvenimenti più semplici ed apparentemente insignificanti – a meno che voi non siate dei gattofili convinti – con le problematiche di cui si può fare tranquilla esperienza in Cina. Insomma: un affresco pacato e frizzante al contempo, nell’epoca quanto mai complessa dell’odierna Repubblica Popolare Cinese, sulla cui natura il mondo non smette d’interrogarsi. E allora, perché non farlo indossando i baffi di due simpatici felini?

Soia e Tofu non sono due gattini qualunque: hanno entrambi alle spalle un passato interessante che racchiude in sé frammenti di storia sinica. Ecco che allora incontriamo il micetto leggermente viziato, unico rampollo di una gatta modello – la Politica del Figlio Unico trasposta al mondo felino – destinato a diventare uno schianto di micio da pubblicità e la micetta più timida che nasce in un cassonetto mentre i suoi avi mangiavano alla corte dei nobili Qing. La differenza di background non potrebbe essere più palese, ma questo è solo l’inizio del quadro che il romanzo presenta: in poche efficaci pennellate fanno la loro comparsa il Vecchio Zhao, professore universitario caduto in disgrazia per via di alcune pubblicazioni non proprio ortodosse, un gruppo di animalisti indice della società civile che muove i primi difficili passi sul terreno accidentato di Pechino, una coppia di waiguoren (stranieri) ricchi e rispettati che hanno scelto di vivere in un quartiere popolare, e soprattutto il contrasto palese tra una nonna gentile e premurosa che incarna le virtù confuciane e il nipote insaziabile di denaro figlio della Cina del post-Deng. Sullo sfondo, la città che si prepara per le Olimpiadi del 2008, nel bel mezzo della tanto temuta influenza aviaria.

Riusciranno i nostri piccoli eroi a farsi valere in una città in cui gli animali non sembrano avere vita facile, nemmeno se adottati da padroni privilegiati? Districandosi tra avventure rocambolesche e la paura di vedere i propri simili avvelenati, Tofu e Soia sventeranno una “congiura” e ci presenteranno la Cina per quella che è: un meraviglioso crogiolo di contraddizioni e divergenze culturali, che non smette di suscitare fascino agli occhi del lettore.

Sandra Simonetti