Un viaggio chiamato vita

febbraio 5, 2015 in Puntate e recensioni

puntata del 5 febbraio 2015

 

un libro di Banana Yoshimoto,

A tutti piace partire per un viaggio, a Banana Yoshimoto no. Si definisce troppo sensibile, dal temperamento instabile, insomma: una di quelle persone cui sarebbe meglio non rivolgere domande prima di mezzogiorno. Eppure, il viaggio sembra comunque attrarla…

Cresciuta negli anni Settanta, il fatto stesso di avere un passaporto e di poter saltare da un luogo all’altro del pianeta la mettono davanti alla carta, penna in mano; dalle sue domande su cosa ci resta alla fine di ogni viaggio nasce questo libro. Ovvero, una raccolta di saggi brevi, scorrevolissimi, suddivisi in tre parti.

Tutti hanno in comune qualcosa: l’accumulazione progressiva di ricordi e l’amore per i dettagli. Il profumo del rosmarino, la vita della sua tartaruga, il fattorino e la sua crisi isterica, la stanza del suo primo amore visibile dalla finestra della migliore amica, il trasferimento dell’allora migliore amica in un’altra città, quella volta che si partì lasciando a casa il passeggino ed il bambino pesava dodici chili.

Ecco, è un po’ un libro alla “quella volta”, un modo per ricordarci che il tempo passa e che luoghi e situazioni non saranno mai più gli stessi. Un incoraggiamento a vivere i momenti in tutta la loro transitorietà e a portarsi a casa un pezzetto di luoghi, scegliendo solo i colori migliori.

Il Giappone sta cambiando, l’Italia resta il Paese della memoria, ogni vita si dovrebbe esprimere in una forma propria, il corallo raccolto sulla spiaggia ha una forma diversa… La signora Yoshimoto ha detto bene: la vita è un viaggio e non facciamo altro (o non dovremmo fare altro?!) che accumulare ricordi, così tanti da farli fuoriuscire dalle mani. E dalla penna.

 

Per la lettura, vi consiglio “La Primavera” di Vivaldi (ma anche tutte le altre stagioni). Buon ascolto!

 

 

 

Sandra Simonetti